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	<title>Il cefalopodista &#187; Sulla corsa</title>
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		<title>Il cefalopodista &#187; Sulla corsa</title>
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		<title>Ghiaccio</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 16:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperimento non è finito. Nonostante non vi sia traccia di post da Agosto, in qualche modo non abbiamo mai smesso di correre. Ci siamo fermati, abbiamo ricominciato, ci siamo fermati ancora, vittime degli acciacchi da sedute di lavoro forzate e ai limiti della follia, e poi abbiamo ricominciato. Fino ad ottobre inoltrato.
E mancato solo il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=64&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;esperimento non è finito. Nonostante non vi sia traccia di post da Agosto, in qualche modo non abbiamo mai smesso di correre. Ci siamo fermati, abbiamo ricominciato, ci siamo fermati ancora, vittime degli acciacchi da sedute di lavoro forzate e ai limiti della follia, e poi abbiamo ricominciato. Fino ad ottobre inoltrato.<br />
E mancato solo il tempo di aggiornare il blog per via del lavoro e degli impegni che hanno allontanato gli obiettivi, almeno in autunno.<br />
Il 2008 è stato solo l&#8217;inizio, quindi, quest&#8217;anno si fa sul serio. Fin da subito. Fin da ieri.<br />
Non sarei mai stato in grado di sfidare i dieci centimetri buoni di neve del primo dell&#8217;anno e imitare i temerari che di prima mattina ho visto correre, fumando una sigaretta, prima di tornare a letto. Per svegliami poi quasi a mezzogiorno e fare colazione con caffé e Malox.<br />
Forse l&#8217;idea di sfidare il gelo mi è venuta proprio allora. Ho lasciato passare solo qualche settimana, prima della prima.<br />
Non avevo ricordi di aver mai corso in gennaio. Ora li avrò. Ieri non c&#8217;era neve ma il cielo era un foglio di carta grigio bianco compatto e per cinquecento metri buoni ho avuto paura che il freddo mi entrasse dentro nei polmoni fino a spaccarli. Poi la dipendenza da corsa è tornata, e il freddo è diventato solo un muro di ghiaccio da scavalcare<br />
Correre d&#8217;inverso ha qualcosa di patologico. Anche correre d&#8217;estate, certo, ma quella è un&#8217;altra storia. L&#8217;adrenalina è la stessa, cambiano solo le sensazioni, il paesaggio tutt&#8217;intorno, il sudore che diventa ghiaccio sulla pelle e la soglia di attenzione, sempre altissima.<br />
Il programmino era quello d&#8217;infilare un paio di chilometri, una piccola sgambata, per riprendere confidenza con la corsa. Sono diventati quasi sette.<br />
Fino a qualche anno fa, dopo la pausa invernale mi ci volevano almeno un paio di uscite per metabolizzarli, ieri sono scivolati via veloci, a buon ritmo, fin da subito.<br />
Se il buongiorno si vede dal mattino&#8230; bisogna solo continuare, senza fermarsi mai.</p>
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		<title>D&#8217;estate, col caldo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 09:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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La domenica, verso sera, spesso vado a correre sul lungadige vicino a Chievo perché è chiuso al traffico. Normalmente scendo verso il centro di Verona all&#8217;andata, per poi tornare verso la diga di Chievo sull&#8217;altro lato del fiume. È un percorso che mi piace molto perché diverso da quelli che faccio in genere: è asfaltato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=61&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.iloveverona.eu/slideshow/p003_0_1.jpg" alt="Lungadige verso la Diga" /></p>
<p>La domenica, verso sera, spesso vado a correre sul lungadige vicino a Chievo perché è chiuso al traffico. Normalmente scendo verso il centro di Verona all&#8217;andata, per poi tornare verso la diga di Chievo sull&#8217;altro lato del fiume. È un percorso che mi piace molto perché diverso da quelli che faccio in genere: è asfaltato almeno per metà (di solito corro sullo sterrato) e c&#8217;è gente (di solito corro da solo, nella boscaglia lungo il fiume a nord o costeggiando dei canali fuori mano).<br />
D&#8217;estate però, col caldo, questi due fattori di diversità cambiano radicalmente. L&#8217;asfalto è esposto al sole tutto il giorno ed è bollente, quindi i soliti corridori e ciclisti e pattinatori della domenica (ma non per questo occasionali) latitano per la maggior parte. Ritrovo insomma ciò cui sono più abituato e che più amo nella corsa, ossia la solitudine e un ambiente ostile. Ma ciò che mi affascina davvero delle mie corse d&#8217;agosto sul lungadige di Parona sono i, seppur pochi, compagni e compagne di sfida. Uomini e donne che come me affrontano la temperatura e l&#8217;umidità asfissianti per seguire il corso del fiume, o risalirlo.<br />
Questa domenica, per esempio, sono stato per buoni sette chilometri in coda a un uomo sui sessanta che devo aver già visto in una qualche edizione della <a href="http://www.straverona.it/">Straverona</a>. Non sono riuscito a superarlo nonostante io abbia la metà dei suoi anni. Una roccia. Lungo questi sette chilometri di andata poi, abbiamo incrociato più volte l&#8217;andirivieni rapido, nervoso, impietoso di una bella pattinatrice sui trenta. Di certo portavamo tutti e tre evidente la nostra sofferenza. Cerco di immaginare quell&#8217;uomo in un&#8217;altro contesto, in giacca e cravatta, nel fresco di un ufficio con l&#8217;aria condizionata; poi lo ricordo vestito con una canotta e dei pantaloncini esili e semplici, madido di sudore. Penso a quella ragazza col viso rosso vivo, accaldata per lo stress fisico con la pelle lucida e un&#8217;espressione quasi di dolore sul viso; poi provo a immaginarla fresca di doccia e trucco la sera, in un&#8217;abitino leggero leggero.<br />
È un po&#8217; come nascondere una vita segreta.</p>
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		<title>Quando la maratona è solo un terzo di un&#8217;impresa: intervista a Martina Dogana.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 20:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossano</dc:creator>
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Se intorno alla metà degli anni ottanta &#8211; quando ad internet e tv via satellite qui da noi non ci pensava ancora nessuno &#8211; eri appassionato di sport americani, non avevi scelta: l&#8217;unica soluzione era seguire il sabato pomeriggio Americanball. Lì ci potevi trovare il football americano, il baseball o le sfide interminabili tra Lakers [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=36&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ilcefalopodista.wordpress.com/2008/07/23/quando-la-maratona-e-solo-un-terzo-di-unimpresa-intervista-a-martina-dogana/"><img src="http://img.youtube.com/vi/FVIrHc3Hnqc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Se intorno alla metà degli anni ottanta &#8211; quando ad internet e tv via satellite qui da noi non ci pensava ancora nessuno &#8211; eri appassionato di sport americani, non avevi scelta: l&#8217;unica soluzione era seguire il sabato pomeriggio Americanball. Lì ci potevi trovare il football americano, il baseball o le sfide interminabili tra Lakers e Celtics. Tutto in differita, tutto fuori sincrono di una settimana e più, tutto molto affascinante e lontano anni luce dallo sport nostrano.<br />
Lì c&#8217;erano gli sport professionistici e quelli universitari, ma non solo.<br />
E&#8217; lì che ho sentito parlare per la prima volta di <strong>triathlon</strong> o meglio di <strong>Ironman</strong>.<br />
L&#8217;Ironman, allora, era una gara per pochi: una sorta di sfida all&#8217;estremo: <strong>3800 metri di nuoto</strong>, <strong>180 km in bicicletta</strong> e <strong>una maratona</strong> &#8211; <em>42 km e 195 metri</em> &#8211; sì, un&#8217;intera maratona. E in linea. Per capirci, qualcosa come dieci ore di gara senza soluzione di continuità.<br />
L&#8217;idea venne nel 1977 ad un gruppo di amici dopo un&#8217;animata discussione su quale, fra i tre sport di cui sopra, fosse il più faticoso. La soluzione era semplice: bastava metterli insieme. Il resto è storia.<br />
<em> Il primo Ironman si disputò alle Hawaii nel 1978. 15 partecipanti</em>.<br />
Trent&#8217;anni dopo il triathlon non è più uno sport per pochi: ha debuttato alle <strong>olimpiadi di Sydney</strong> (con distanza olimpica, una delle possibili varianti ridotte) e alle gare del circuito Ironman partecipano migliaia di appassionati.<br />
Per prendere il via alla gara di <strong>Kona &#8211; Hawaii</strong>, il campionato del mondo, l&#8217;ronman per eccellenza, oggi tocca qualificarsi in una delle 21 gare del circuito mondiale.<br />
<em> Una sfida contro se stessi, contro il tempo, contro la fatica; una sorta di impresa. Non impossibile a quanto pare.</em></p>
<p><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana2.jpg?w=180&#038;h=205" alt="" width="180" height="205" /></a></p>
<p>Ce lo dice <strong>Martina Dogana</strong> che il triathlon lo pratica da anni, ed è una triathleta pura (nel senso che a differenza di molti atleti che, oggi e in passato, arrivano o arrivavano al triathlon da altri sport, lei si è cimentata fin da giovanissima in questa disciplina) e soprattutto è una che corre tanto. Vuoi nell&#8217;acqua, vuoi in bicicletta, vuoi con i piedi. Corre talmente tanto che il <strong>22 giugno 2008</strong> a <strong>Nizza</strong> un <strong>Ironman</strong> lo ha vinto, e con il record della competizione.<br />
<em> 09h:35m:29s.<br />
3800 metri di nuoto, 180 km in bicicletta e una maratona &#8211; 42 km e 195 metri.</em><br />
Che sarà anche un&#8217;impresa possibile, ma resta pur sempre un&#8217;impresa.<br />
Noi, che di imprese per ora ce ne siamo messi in testa una (ma chissà, se mai riusciremo a portarla a termine, forse un giorno&#8230;), l&#8217;abbiamo intervistata. Perché a vederla di persona, Martina sembra una ragazza come tante altre, perchè per fare uno sport così, un po&#8217; speciali bisogna esserlo, perchè l&#8217;11 ottobre, alle Hawaii, <em>lei ci sarà</em>. E non è cosa da poco.</p>
<p><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana_nizza.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana_nizza.jpg?w=180&#038;h=355" alt="" width="180" height="355" /></a></p>
<p><em>Prima di tutto le presentazioni: raccontaci chi è Martina Dogana atleta?</em><br />
Sono nata in una famiglia sportiva, quindi la passione per l&#8217;attività fisica ce l&#8217;ho nel sangue da sempre. Ho cominciato a gareggiare fin da piccolina alle podistiche di paese e sugli sci da fondo, poi con la scuola facevo tutte le campestri e i campionati di atletica. A inizio anni &#8216;90 i miei genitori scoprirono il triathlon e il passo per me è stato breve: alla prima gara nel 1995 non arrivai ultima e decisi di provarci; partecipai a qualche altra manifestazione e a fine anno fui convocata in nazionale giovanile. Da quel momento le mie giornate sono scandite da lavoro e allenamenti, l&#8217;anno suddiviso in obiettivi primari e secondari e periodi di riposo, insomma una vita da atleta&#8230; che però ha studiato e seppur part-time ha un lavoro!</p>
<p><em>Partiamo dal tuo ultimo successo, all&#8217;Ironman di Nizza dello scorso Giugno. Nel tuo sito c&#8217;è una cronaca dettagliata di una gara pressoché perfetta, raccontaci le tue sensazioni “del dopo”: cosa hai provato una volta metabolizzata la vittoria?</em><br />
A dire il vero non credo di averla ancora metabolizzata! Le mie prime parole sono state: “I can&#8217;t believe it, it&#8217;s just a dream!” e ancor oggi, a circa un mese, devo andare a riguardarmi la foto dell&#8217;arrivo per essere sicura che non sia tutto un sogno! Ho vissuto dei momenti magici, ma già in gara avevo capito che quella era la mia giornata, te lo senti dentro, dopo tanti sacrifici e difficoltà prima o poi arriva quel momento tanto atteso. Per me vincere a Nizza vale doppio perchè è una gara che ho nel cuore. Tagliare quel traguardo davanti a più di 60.000 persone è da brividi; solo chi fa sport, anche in forma amatoriale, può capire come ci si senta leggeri ed appagati a raggiungere l&#8217;obiettivo che ci si era prefissato da mesi.</p>
<p><em>Come è la vita di un triathleta? Quanto influiscono allenamento, alimentazione e preparazione nella tua vita? Come si arriva a un&#8217;impresa come quella di Nizza?</em><br />
Come ti ho già detto la vita di un atleta &#8211; triathleta che sia &#8211; è scandita da ritmi ben precisi: lavoro, allenamenti, alimentazione e riposo, tutto concorre alla miglior prestazione. Per me questo successo è arrivato dopo quasi quindici anni di triathlon. Credo che tanto mi venga dall&#8217;esperienza acquisita in questi anni e dalla serenità con cui sono arrivata all&#8217;appuntamento, dalla vicinanza delle persone che mi vogliono bene e dagli amici che mi sostengono.</p>
<p><em>Nuoto, bicicletta e corsa sono sport molto praticati; dal 2000 il triathlon ha fatto anche il suo ingresso tra le discipline olimpiche, quante chance ha realmente uno sportivo non professionista di praticare una disciplina così dura e complessa? Per intenderci: esiste una dimensione amatoriale di questo sport? E quali consigli daresti ad una persona che ci si vuole avvicinare?</em><br />
In Italia, ma non solo, il triathlon è uno sport amatoriale, soprattutto le lunghe distanze. Per farti un esempio gli Ironman europei fanno il <em>sold out</em> delle iscrizioni per l&#8217;anno dopo in 5-6 ore. Si parla di circa 3000 partecipanti che per partecipare a questo tipo di gara (la più lunga in assoluto) devono pensarci almeno un anno prima. L&#8217;unico consiglio che mi sento di dare a chi si avvicina a questo splendido sport è di non avere fretta, di andarci piano, perchè non è con la quantità di allenamento che si raggiungono certi risultati, ma con la giusta qualità, con la costanza e anche la giusta alternanza di fatica e riposo perchè il fisico deve metabolizzare e recuperare.</p>
<p><em>Noi abbiamo concepito il Cefalopodista quale progetto per raccontare i nostri progressi tecnici e sportivi ma anche e soprattutto per descrivere le sensazioni piacevoli che la corsa è in grado di regalarci. A livello sia fisico che mentale. Se corri, ti muovi, ti guardi intorno, registri, pensi. Immagino che durante le gare ci sia ben poco tempo per spaziare con la mente; serve concentrazione e soglia massima di attenzione ma forse anche tu, in allenamento&#8230; A cosa pensa Martina quando si allena. Chi è Martina Dogana, donna?</em><br />
Ti dirò che tanto in allenamento quanto in gara penso molto, ma di quello che penso in gara non mi ricordo mai niente! In allenamento, se è un lavoro specifico, mi concentro solo sulle mie sensazioni, se invece è un lungo o un allenamento in compagnia cerco solo le sensazioni migliori, mi guardo intorno per gustarmi i bellissimi paesaggi, scherzo con i miei compagni&#8230; insomma parlo, e a detta di chi sta con me forse anche troppo! Mi ritengo una persona solare e positiva e ho bisogno di esternare i miei stati d&#8217;animo, specialmente se sono belli.</p>
<p><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/dogana1.jpg?w=160&#038;h=160" alt="" width="160" height="160" /></a></p>
<p><em>In uno sport dove la maturità agonistica si raggiunge piuttosto tardi, tu sei un caso atipico: gareggi da quando avevi 15 anni e sei una sorta di prototipo della triathleta pura: quali sono i prossimi traguardi e gli obiettivi che ti sei posta?</em><br />
Sì, sono una vecchietta e ho solo 29 anni! Per quest&#8217;anno ho ancora due obiettivi: il campionato di lungo in Olanda e l&#8217;<strong>Ironman delle Hawaii</strong>, entrambi importanti! Per il futuro punto a migliorare e a ben figurare nel circuito Ironman.</p>
<p>Per saperne di più:<br />
<a href="http://www.martinadogana.it" target="_self"> http://www.martinadogana.it</a><br />
<a href="http://www.ironmanfrance.com/" target="_self"> http://www.ironmanfrance.com/</a><br />
<a href="http://ironman.com/" target="_self"> http://ironman.com/</a></p>
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			<media:title type="html">The Modern Age</media:title>
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		<title>Un posto speciale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Su ciò che ci sta intorno]]></category>
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Il posto dove stai è il posto dove finisce la pianura, ai piedi delle Prealpi.
Nel posto dove stai, il centro storico, con le case vecchie rimesse a nuovo,  si arrampica lungo le pendici della prima montagna imponente che ti ritrovi davanti arrivando da sud.
Il posto dove stai è il posto che avevi lasciato e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=23&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene014.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene014.jpg?w=200&#038;h=302" alt="" width="200" height="302" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Il posto dove stai è il posto dove finisce la pianura, ai piedi delle Prealpi.<br />
Nel posto dove stai, il centro storico, con le case vecchie rimesse a nuovo,  si arrampica lungo le pendici della prima montagna imponente che ti ritrovi davanti arrivando da sud.<br />
Il posto dove stai è il posto che avevi lasciato e forse un giorno lascerai ancora. Sono i luoghi dove sei nato, i luoghi dell&#8217;infanzia.<br />
Quelli che sono cambiati: la vecchia edicola, quella nella via principale, non è più stretta e angusta com&#8217;era quando, alle elementari, ci andavi per comprare le figurine Panini, quelle del calcio o quelle “delle moto” (con le facce di Kenny Roberts e Lucarelli o di Rinaldi che faceva motocross), per gli album che poi infilavi di nascosto nella cartella marrone con cui andavi a scuola. Ha cambiato un paio di gestioni ed è stata rinnovata solo qualche metro più avanti, dall&#8217;altra parte delle strada, e conserva appena quel profumo di carta e giornali e quaderni nuovi da comprare a settembre che aveva una volta.<br />
Più avanti hanno aperto anche un phone center internazionale e, segno dei tempi, se ci passi prima di cena si sente l&#8217;odore dolciastro della spezie della cucina indiana; certo, c&#8217;è ancora il vecchio bar frequentato dalla gente di qui, quella che beve il bianchetto prima di cena, lo stesso dove andavi con tuo padre a mettere il totocalcio, o la sisal come la chiama lui, ma la maggior parte delle volte, lì vicino, capita d&#8217;incrociare anche donne bellissime dai volti dolcissimi incorniciati dal velo o altre avvolte da bellissimi sari colorati che ti fanno sentire da qualche parte a Bombay o in una qualunque strada di Istanbul.<br />
Ci sono bambini dalla pelle scura che giocano in strada con altri bambini dalla pelle più chiara, e non è raro ascoltare uno strano miscuglio di italiano, arabo e dialetto che fa sorridere.<br />
C&#8217;è la casa dove è nata e cresciuta tua madre, nascosta da altre case, che per entrarci devi percorrere lo stesso corridoio di sassi e mattoni di una volta; o quella di tuo padre, in quello che qui chiamano ancora “quartiere operaio” perchè ci abitavano gli operai della fabbrica dove lavoravano tutti; quella che oggi sembra un vecchio elefante di cemento imbolsito.<br />
C&#8217;è il negozio dei giocattoli, che era l&#8217;unico negozio di giocattoli quando non c&#8217;erano ancora i centri commerciali, di cui oggi rimane solo una serranda rosso ruggine dove ci appendono i manifesti. E ogni volta che ci passi davanti ti chiedi se, per caso, tutta quella roba che ti faceva rimanere a bocca aperta non sia ancora lì, murata, come tu hai murato nell&#8217;archivio dei tuoi ricordi quei giorni che sarebbero dovuti non finire mai.</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene021.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-29" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene021.jpg" alt="" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Quei luoghi che respiravi da bambino sono cambiati, ma restano un unico groviglio di strade che salgono e scendono in continuazione, e tagliano le gambe quando le percorri correndo, la sera, con tutte le sigarette che hai fumato che bruciano nei polmoni e quella vocina dentro la testa che ti ripete «Lascia perdere, cosa diavolo ti sei messo in testa? Lascia perdere che prima o poi ci rimani secco!» che ti senti quasi matto.<br />
La stessa vocina che tu ascolti senza smettere, cercando di aumentare la frequenza delle falcate, a denti stretti.<br />
Perchè quelle strade non sono strade come le altre; certo, l&#8217;asfalto è lo stesso di mille altre strade, e il fatto che per te siano speciali magari conta solo per te, che hai passato qualche pomeriggio di troppo a leggere certi vecchi libri e riesci a trovare qualcosa di dannatamente letterario in ogni cosa che ti gira intorno. No, quelle strade non sono come le altre perchè su quell&#8217;asfalto c&#8217;ha corso gente che faceva sul serio.<br />
Ci correva <strong>Orlando Pizzolato</strong>, prima di attraversare l&#8217;Atlantico e vincere due maratone a NY e un bronzo agli europei e ci corre <strong>Deborah Toniolo</strong>, oggi, bella, veloce, sottile e nervosa che sembra quasi volare. Ma non sono mica gli unici. Su queste strade ci hanno corso i migliori fondisti italiani negli anni ottanta, perchè la podistica dell&#8217;ultimo lunedì di luglio non è mai stata come le altre.<br />
Alla podistica che fanno qui, c&#8217;è gente che corre, per davvero. E allora mica puoi dare retta a quella vocina che sbatte in testa, mica puoi fermarti e camminare: se decidi di infilare le scarpe da running dopo una giornata di lavoro, non hai scelta, devi correre e basta perchè una qualche responsabilità ce l&#8217;hai e quell&#8217;asfalto merita rispetto.<br />
Il posto dove stai è posto speciale, nonostante tutto, nonostante in passato tu abbia fatto di tutto per lasciartelo alle spalle.<br />
Il posto dove stai è un posto speciale, fosse anche solo per correre.</p>
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			<media:title type="html">The Modern Age</media:title>
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		<title>Perché corro</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 11:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sulla corsa]]></category>
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		<description><![CDATA[
Non sono mai stato uno sportivo. Non ho mai giocato nella squadra di calcio del paese, mai avuto la tessera di un tennis club, mai fatto nuoto in modo sistematico, ho praticato sport invernali solo occasionalmente. Insomma, non ho mai prestato grande attenzione alla salute del mio corpo e non ho mai visto lo sport [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=13&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.comune.campi-bisenzio.fi.it/flex/TemplatesUSR/Site/IT/TemplatesUSR-Site-img/LB_corridori.gif" alt="Runners" /></p>
<p>Non sono mai stato uno sportivo. Non ho mai giocato nella squadra di calcio del paese, mai avuto la tessera di un tennis club, mai fatto nuoto in modo sistematico, ho praticato sport invernali solo occasionalmente. Insomma, non ho mai prestato grande attenzione alla salute del mio corpo e non ho mai visto lo sport se non come divertimento momentaneo. Non sono uno sportivo, non lo sono neanche oggi che di attività ne faccio, visto che mi sono fatto quasi trenta chilometri negli ultimi cinque giorni. Il fatto è che essere uno sportivo, secondo me, significa esserlo nella testa oltre che nel corpo, avere una particolare <em>forma mentis</em> che io non ho, pensare allo sport come a uno strumento della propria sanità psicofisica, significa prendersi cura di se stessi e avere obiettivi &#8220;sportivi&#8221;, siano questi nell&#8217;agonismo o nello sport amatoriale.<br />
Quindi, cos&#8217;è che mi ha portato a forzare radicalmente le mie cattive abitudini, a iniziare cinque anni fa, contro la mia natura, a correre per distanze sempre maggiori, a superare la renitenza di muscoli e polmoni, a sfidare il limite delle mie capacità? Non lo so di preciso. Quello che so è che dopo un po&#8217; di tempo ho iniziato a prenderci gusto, ad aumentare frequenza e tempi di allenamento, a documentarmi sui piani di attività, e soprattutto ricordo perfettamente che a un certo punto ho cominciato ad averne bisogno, che ne parlavo scherzosamente con gli amici in termini di &#8220;dipendenza da corsa&#8221;. Non potevo più fare a meno delle sensazioni che provavo. Era sempre più stimolante e piacevole tornare a casa completamente esausto, sfinito, allo stremo delle forze. Era ed è sempre più la mia dipendenza.<br />
Pochi giorni fa ho trovato <a href="http://www.atleticalambro.it/oldani.htm" target="_blank">questo articolo</a>, e forse mi sono dato una spiegazione&#8230;</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcefalopodista.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcefalopodista.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcefalopodista.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcefalopodista.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcefalopodista.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcefalopodista.wordpress.com/13/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=13&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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