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	<title>Il cefalopodista &#187; Su ciò che ci sta intorno</title>
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		<title>D&#8217;estate, col caldo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 09:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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La domenica, verso sera, spesso vado a correre sul lungadige vicino a Chievo perché è chiuso al traffico. Normalmente scendo verso il centro di Verona all&#8217;andata, per poi tornare verso la diga di Chievo sull&#8217;altro lato del fiume. È un percorso che mi piace molto perché diverso da quelli che faccio in genere: è asfaltato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=61&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.iloveverona.eu/slideshow/p003_0_1.jpg" alt="Lungadige verso la Diga" /></p>
<p>La domenica, verso sera, spesso vado a correre sul lungadige vicino a Chievo perché è chiuso al traffico. Normalmente scendo verso il centro di Verona all&#8217;andata, per poi tornare verso la diga di Chievo sull&#8217;altro lato del fiume. È un percorso che mi piace molto perché diverso da quelli che faccio in genere: è asfaltato almeno per metà (di solito corro sullo sterrato) e c&#8217;è gente (di solito corro da solo, nella boscaglia lungo il fiume a nord o costeggiando dei canali fuori mano).<br />
D&#8217;estate però, col caldo, questi due fattori di diversità cambiano radicalmente. L&#8217;asfalto è esposto al sole tutto il giorno ed è bollente, quindi i soliti corridori e ciclisti e pattinatori della domenica (ma non per questo occasionali) latitano per la maggior parte. Ritrovo insomma ciò cui sono più abituato e che più amo nella corsa, ossia la solitudine e un ambiente ostile. Ma ciò che mi affascina davvero delle mie corse d&#8217;agosto sul lungadige di Parona sono i, seppur pochi, compagni e compagne di sfida. Uomini e donne che come me affrontano la temperatura e l&#8217;umidità asfissianti per seguire il corso del fiume, o risalirlo.<br />
Questa domenica, per esempio, sono stato per buoni sette chilometri in coda a un uomo sui sessanta che devo aver già visto in una qualche edizione della <a href="http://www.straverona.it/">Straverona</a>. Non sono riuscito a superarlo nonostante io abbia la metà dei suoi anni. Una roccia. Lungo questi sette chilometri di andata poi, abbiamo incrociato più volte l&#8217;andirivieni rapido, nervoso, impietoso di una bella pattinatrice sui trenta. Di certo portavamo tutti e tre evidente la nostra sofferenza. Cerco di immaginare quell&#8217;uomo in un&#8217;altro contesto, in giacca e cravatta, nel fresco di un ufficio con l&#8217;aria condizionata; poi lo ricordo vestito con una canotta e dei pantaloncini esili e semplici, madido di sudore. Penso a quella ragazza col viso rosso vivo, accaldata per lo stress fisico con la pelle lucida e un&#8217;espressione quasi di dolore sul viso; poi provo a immaginarla fresca di doccia e trucco la sera, in un&#8217;abitino leggero leggero.<br />
È un po&#8217; come nascondere una vita segreta.</p>
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		<title>Un posto speciale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossano</dc:creator>
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Il posto dove stai è il posto dove finisce la pianura, ai piedi delle Prealpi.
Nel posto dove stai, il centro storico, con le case vecchie rimesse a nuovo,  si arrampica lungo le pendici della prima montagna imponente che ti ritrovi davanti arrivando da sud.
Il posto dove stai è il posto che avevi lasciato e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcefalopodista.wordpress.com&blog=4133510&post=23&subd=ilcefalopodista&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene014.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene014.jpg?w=200&#038;h=302" alt="" width="200" height="302" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Il posto dove stai è il posto dove finisce la pianura, ai piedi delle Prealpi.<br />
Nel posto dove stai, il centro storico, con le case vecchie rimesse a nuovo,  si arrampica lungo le pendici della prima montagna imponente che ti ritrovi davanti arrivando da sud.<br />
Il posto dove stai è il posto che avevi lasciato e forse un giorno lascerai ancora. Sono i luoghi dove sei nato, i luoghi dell&#8217;infanzia.<br />
Quelli che sono cambiati: la vecchia edicola, quella nella via principale, non è più stretta e angusta com&#8217;era quando, alle elementari, ci andavi per comprare le figurine Panini, quelle del calcio o quelle “delle moto” (con le facce di Kenny Roberts e Lucarelli o di Rinaldi che faceva motocross), per gli album che poi infilavi di nascosto nella cartella marrone con cui andavi a scuola. Ha cambiato un paio di gestioni ed è stata rinnovata solo qualche metro più avanti, dall&#8217;altra parte delle strada, e conserva appena quel profumo di carta e giornali e quaderni nuovi da comprare a settembre che aveva una volta.<br />
Più avanti hanno aperto anche un phone center internazionale e, segno dei tempi, se ci passi prima di cena si sente l&#8217;odore dolciastro della spezie della cucina indiana; certo, c&#8217;è ancora il vecchio bar frequentato dalla gente di qui, quella che beve il bianchetto prima di cena, lo stesso dove andavi con tuo padre a mettere il totocalcio, o la sisal come la chiama lui, ma la maggior parte delle volte, lì vicino, capita d&#8217;incrociare anche donne bellissime dai volti dolcissimi incorniciati dal velo o altre avvolte da bellissimi sari colorati che ti fanno sentire da qualche parte a Bombay o in una qualunque strada di Istanbul.<br />
Ci sono bambini dalla pelle scura che giocano in strada con altri bambini dalla pelle più chiara, e non è raro ascoltare uno strano miscuglio di italiano, arabo e dialetto che fa sorridere.<br />
C&#8217;è la casa dove è nata e cresciuta tua madre, nascosta da altre case, che per entrarci devi percorrere lo stesso corridoio di sassi e mattoni di una volta; o quella di tuo padre, in quello che qui chiamano ancora “quartiere operaio” perchè ci abitavano gli operai della fabbrica dove lavoravano tutti; quella che oggi sembra un vecchio elefante di cemento imbolsito.<br />
C&#8217;è il negozio dei giocattoli, che era l&#8217;unico negozio di giocattoli quando non c&#8217;erano ancora i centri commerciali, di cui oggi rimane solo una serranda rosso ruggine dove ci appendono i manifesti. E ogni volta che ci passi davanti ti chiedi se, per caso, tutta quella roba che ti faceva rimanere a bocca aperta non sia ancora lì, murata, come tu hai murato nell&#8217;archivio dei tuoi ricordi quei giorni che sarebbero dovuti non finire mai.</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene021.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-29" src="http://ilcefalopodista.files.wordpress.com/2008/07/cefalo_piovene021.jpg" alt="" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Quei luoghi che respiravi da bambino sono cambiati, ma restano un unico groviglio di strade che salgono e scendono in continuazione, e tagliano le gambe quando le percorri correndo, la sera, con tutte le sigarette che hai fumato che bruciano nei polmoni e quella vocina dentro la testa che ti ripete «Lascia perdere, cosa diavolo ti sei messo in testa? Lascia perdere che prima o poi ci rimani secco!» che ti senti quasi matto.<br />
La stessa vocina che tu ascolti senza smettere, cercando di aumentare la frequenza delle falcate, a denti stretti.<br />
Perchè quelle strade non sono strade come le altre; certo, l&#8217;asfalto è lo stesso di mille altre strade, e il fatto che per te siano speciali magari conta solo per te, che hai passato qualche pomeriggio di troppo a leggere certi vecchi libri e riesci a trovare qualcosa di dannatamente letterario in ogni cosa che ti gira intorno. No, quelle strade non sono come le altre perchè su quell&#8217;asfalto c&#8217;ha corso gente che faceva sul serio.<br />
Ci correva <strong>Orlando Pizzolato</strong>, prima di attraversare l&#8217;Atlantico e vincere due maratone a NY e un bronzo agli europei e ci corre <strong>Deborah Toniolo</strong>, oggi, bella, veloce, sottile e nervosa che sembra quasi volare. Ma non sono mica gli unici. Su queste strade ci hanno corso i migliori fondisti italiani negli anni ottanta, perchè la podistica dell&#8217;ultimo lunedì di luglio non è mai stata come le altre.<br />
Alla podistica che fanno qui, c&#8217;è gente che corre, per davvero. E allora mica puoi dare retta a quella vocina che sbatte in testa, mica puoi fermarti e camminare: se decidi di infilare le scarpe da running dopo una giornata di lavoro, non hai scelta, devi correre e basta perchè una qualche responsabilità ce l&#8217;hai e quell&#8217;asfalto merita rispetto.<br />
Il posto dove stai è posto speciale, nonostante tutto, nonostante in passato tu abbia fatto di tutto per lasciartelo alle spalle.<br />
Il posto dove stai è un posto speciale, fosse anche solo per correre.</p>
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