
La domenica, verso sera, spesso vado a correre sul lungadige vicino a Chievo perché è chiuso al traffico. Normalmente scendo verso il centro di Verona all’andata, per poi tornare verso la diga di Chievo sull’altro lato del fiume. È un percorso che mi piace molto perché diverso da quelli che faccio in genere: è asfaltato almeno per metà (di solito corro sullo sterrato) e c’è gente (di solito corro da solo, nella boscaglia lungo il fiume a nord o costeggiando dei canali fuori mano).
D’estate però, col caldo, questi due fattori di diversità cambiano radicalmente. L’asfalto è esposto al sole tutto il giorno ed è bollente, quindi i soliti corridori e ciclisti e pattinatori della domenica (ma non per questo occasionali) latitano per la maggior parte. Ritrovo insomma ciò cui sono più abituato e che più amo nella corsa, ossia la solitudine e un ambiente ostile. Ma ciò che mi affascina davvero delle mie corse d’agosto sul lungadige di Parona sono i, seppur pochi, compagni e compagne di sfida. Uomini e donne che come me affrontano la temperatura e l’umidità asfissianti per seguire il corso del fiume, o risalirlo.
Questa domenica, per esempio, sono stato per buoni sette chilometri in coda a un uomo sui sessanta che devo aver già visto in una qualche edizione della Straverona. Non sono riuscito a superarlo nonostante io abbia la metà dei suoi anni. Una roccia. Lungo questi sette chilometri di andata poi, abbiamo incrociato più volte l’andirivieni rapido, nervoso, impietoso di una bella pattinatrice sui trenta. Di certo portavamo tutti e tre evidente la nostra sofferenza. Cerco di immaginare quell’uomo in un’altro contesto, in giacca e cravatta, nel fresco di un ufficio con l’aria condizionata; poi lo ricordo vestito con una canotta e dei pantaloncini esili e semplici, madido di sudore. Penso a quella ragazza col viso rosso vivo, accaldata per lo stress fisico con la pelle lucida e un’espressione quasi di dolore sul viso; poi provo a immaginarla fresca di doccia e trucco la sera, in un’abitino leggero leggero.
È un po’ come nascondere una vita segreta.