Un posto speciale

Il posto dove stai è il posto dove finisce la pianura, ai piedi delle Prealpi.
Nel posto dove stai, il centro storico, con le case vecchie rimesse a nuovo, si arrampica lungo le pendici della prima montagna imponente che ti ritrovi davanti arrivando da sud.
Il posto dove stai è il posto che avevi lasciato e forse un giorno lascerai ancora. Sono i luoghi dove sei nato, i luoghi dell’infanzia.
Quelli che sono cambiati: la vecchia edicola, quella nella via principale, non è più stretta e angusta com’era quando, alle elementari, ci andavi per comprare le figurine Panini, quelle del calcio o quelle “delle moto” (con le facce di Kenny Roberts e Lucarelli o di Rinaldi che faceva motocross), per gli album che poi infilavi di nascosto nella cartella marrone con cui andavi a scuola. Ha cambiato un paio di gestioni ed è stata rinnovata solo qualche metro più avanti, dall’altra parte delle strada, e conserva appena quel profumo di carta e giornali e quaderni nuovi da comprare a settembre che aveva una volta.
Più avanti hanno aperto anche un phone center internazionale e, segno dei tempi, se ci passi prima di cena si sente l’odore dolciastro della spezie della cucina indiana; certo, c’è ancora il vecchio bar frequentato dalla gente di qui, quella che beve il bianchetto prima di cena, lo stesso dove andavi con tuo padre a mettere il totocalcio, o la sisal come la chiama lui, ma la maggior parte delle volte, lì vicino, capita d’incrociare anche donne bellissime dai volti dolcissimi incorniciati dal velo o altre avvolte da bellissimi sari colorati che ti fanno sentire da qualche parte a Bombay o in una qualunque strada di Istanbul.
Ci sono bambini dalla pelle scura che giocano in strada con altri bambini dalla pelle più chiara, e non è raro ascoltare uno strano miscuglio di italiano, arabo e dialetto che fa sorridere.
C’è la casa dove è nata e cresciuta tua madre, nascosta da altre case, che per entrarci devi percorrere lo stesso corridoio di sassi e mattoni di una volta; o quella di tuo padre, in quello che qui chiamano ancora “quartiere operaio” perchè ci abitavano gli operai della fabbrica dove lavoravano tutti; quella che oggi sembra un vecchio elefante di cemento imbolsito.
C’è il negozio dei giocattoli, che era l’unico negozio di giocattoli quando non c’erano ancora i centri commerciali, di cui oggi rimane solo una serranda rosso ruggine dove ci appendono i manifesti. E ogni volta che ci passi davanti ti chiedi se, per caso, tutta quella roba che ti faceva rimanere a bocca aperta non sia ancora lì, murata, come tu hai murato nell’archivio dei tuoi ricordi quei giorni che sarebbero dovuti non finire mai.

Quei luoghi che respiravi da bambino sono cambiati, ma restano un unico groviglio di strade che salgono e scendono in continuazione, e tagliano le gambe quando le percorri correndo, la sera, con tutte le sigarette che hai fumato che bruciano nei polmoni e quella vocina dentro la testa che ti ripete «Lascia perdere, cosa diavolo ti sei messo in testa? Lascia perdere che prima o poi ci rimani secco!» che ti senti quasi matto.
La stessa vocina che tu ascolti senza smettere, cercando di aumentare la frequenza delle falcate, a denti stretti.
Perchè quelle strade non sono strade come le altre; certo, l’asfalto è lo stesso di mille altre strade, e il fatto che per te siano speciali magari conta solo per te, che hai passato qualche pomeriggio di troppo a leggere certi vecchi libri e riesci a trovare qualcosa di dannatamente letterario in ogni cosa che ti gira intorno. No, quelle strade non sono come le altre perchè su quell’asfalto c’ha corso gente che faceva sul serio.
Ci correva Orlando Pizzolato, prima di attraversare l’Atlantico e vincere due maratone a NY e un bronzo agli europei e ci corre Deborah Toniolo, oggi, bella, veloce, sottile e nervosa che sembra quasi volare. Ma non sono mica gli unici. Su queste strade ci hanno corso i migliori fondisti italiani negli anni ottanta, perchè la podistica dell’ultimo lunedì di luglio non è mai stata come le altre.
Alla podistica che fanno qui, c’è gente che corre, per davvero. E allora mica puoi dare retta a quella vocina che sbatte in testa, mica puoi fermarti e camminare: se decidi di infilare le scarpe da running dopo una giornata di lavoro, non hai scelta, devi correre e basta perchè una qualche responsabilità ce l’hai e quell’asfalto merita rispetto.
Il posto dove stai è posto speciale, nonostante tutto, nonostante in passato tu abbia fatto di tutto per lasciartelo alle spalle.
Il posto dove stai è un posto speciale, fosse anche solo per correre.


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