Perché corro

Runners

Non sono mai stato uno sportivo. Non ho mai giocato nella squadra di calcio del paese, mai avuto la tessera di un tennis club, mai fatto nuoto in modo sistematico, ho praticato sport invernali solo occasionalmente. Insomma, non ho mai prestato grande attenzione alla salute del mio corpo e non ho mai visto lo sport se non come divertimento momentaneo. Non sono uno sportivo, non lo sono neanche oggi che di attività ne faccio, visto che mi sono fatto quasi trenta chilometri negli ultimi cinque giorni. Il fatto è che essere uno sportivo, secondo me, significa esserlo nella testa oltre che nel corpo, avere una particolare forma mentis che io non ho, pensare allo sport come a uno strumento della propria sanità psicofisica, significa prendersi cura di se stessi e avere obiettivi “sportivi”, siano questi nell’agonismo o nello sport amatoriale.
Quindi, cos’è che mi ha portato a forzare radicalmente le mie cattive abitudini, a iniziare cinque anni fa, contro la mia natura, a correre per distanze sempre maggiori, a superare la renitenza di muscoli e polmoni, a sfidare il limite delle mie capacità? Non lo so di preciso. Quello che so è che dopo un po’ di tempo ho iniziato a prenderci gusto, ad aumentare frequenza e tempi di allenamento, a documentarmi sui piani di attività, e soprattutto ricordo perfettamente che a un certo punto ho cominciato ad averne bisogno, che ne parlavo scherzosamente con gli amici in termini di “dipendenza da corsa”. Non potevo più fare a meno delle sensazioni che provavo. Era sempre più stimolante e piacevole tornare a casa completamente esausto, sfinito, allo stremo delle forze. Era ed è sempre più la mia dipendenza.
Pochi giorni fa ho trovato questo articolo, e forse mi sono dato una spiegazione…

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